La tragedia di Marcinelle, quando i migranti eravamo noi

La tragedia di Marcinelle

L’8 agosto 1956, a Marcinelle, in Belgio, nella miniera di carbone Bois du Cazier, a causa di un incendio perirono 262 minatori, tra cui 136 italiani. Connazionali emigrati in cerca di occupazione, di un futuro migliore, impiegati nella filiera a seguito della firma del “Protocollo italo-belga”, stipulato il 23 giugno del 1946.

Oggi si commemora quel disastro, una tragedia riflesso di una generazione che ha profuso un impegno solenne, dando finanche la vita per il lavoro, per garantire ai posteri un avvenire. L’abnegazione di uomini, ancorati alle proprie radici che hanno dovuto lasciare la propria patria; e con loro milioni, in cerca di fortuna, accomunati dalla necessità.

La necessità che conduce l’uomo ad adottare scelte, siano anche radicali, siano anche dolorose, rimanendo, al contempo, moralmente retto. La memoria di quel giorno, coltivata perché non si disperda, riecheggia nelle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha detto: “innumerevoli cittadini italiani, in circostanze spesso eccezionalmente complesse e rischiose, hanno dato prova di abnegazione e di impegno nell'adempimento dei propri compiti professionali, in Patria e all'estero. Se avvertiamo con particolare intensità il ricordo di quanto accadde al Bois du Cazier è anche perché negli ultimi mesi l'emergenza sanitaria ci ha rafforzato la comprensione delle espressioni 'sacrificio' e 'sicurezza sul lavoro'. La ricerca di un futuro migliore è il messaggio che la tragedia di Marcinelle incarna".

Un monito teso a salvaguardare quei diritti conquistati in materia di sicurezza e tutela sul lavoro, ancora purtroppo inapplicati in alcuni contesti depressi. Lavoratori in nero, impiegati spesso nei campi, non regolarizzati da un contratto e pertanto invisibili allo Stato sono ancora realtà permanenti, che bisogna sradicare con ogni mezzo.

Il lavoro ragione di vita, la necessità lo stimolo per perseguirla quella strada, una strada impervia, ma sempre attuale.

I migranti di oggi, che sbarcano o peggio affondano coi barchini, sono la propaggine dei migranti italiani di ieri. Il sacrificio è lo stesso, identico, nel ripetersi di una storia di stenti, di privazione e speranza.

Si pone doverosa l’accoglienza, come principio inalienabile di umanità, un’umanità snaturata da chi sui migranti ha edificato becero consenso politico, sobillatori di odio e disarmonia sociale. Di chi è in perenne campagna elettorale, accusando i migranti con stereotipi indecenti, istillando negli italiani, figli, nipoti di quelle vittime di Marcinelle, infondati timori.

La retorica dell’invasione e il conseguente invito di respingimento forzoso si mostra incoerente col nostro stesso passato, coi nostri valori costitutivi.

Una propaganda del genere, al quale contribuiscono anche organi di stampa e giornali pubblicando in prima pagina titoloni altisonanti quali “I migranti mi hanno mangiato 4 cani”, campeggiato pochi giorni fa e annunciato dallo stesso direttore della testata in diretta televisiva (il quale aveva, in un’altra occasione, alluso a una presunta scorreria di “barboncini” tunisini), è sicuramente poco edificante. 

Così com’è opinabile la strategia politica adottata da chi promette di rimodulare i decreti sicurezza nei primi 100 giorni di governo, ma poi accantona la pratica nel dimenticatoio, o di chi legifera sul rifinanziamento alla Guardia Costiera libica, la quale, come attestato da report e inchieste delle Nazioni Unite, è di fatto gestita dalle stesse milizie che guadagnano anche con il traffico di esseri umani e con la gestione dei centri di detenzione per migranti. Guardia Costiera che ha ucciso nella notte tra il 27 e il 28 luglio, a est di Tripoli, due migranti sudanesi, ferendone altri tre (uno è poi deceduto durante il trasporto in ospedale). Una violenza gratuita, un’empietà che confligge col compito che questa dovrebbe avocare secondo il Memorandum d’intesa stipulato nel 2017.

La verità è che bipartisan è la ricerca del sostegno popolare e che questo influenzi le scelte su temi altamente complessi.

La scelta, oggi come ieri, è elemento gravitante della società, della politica, della vita. La scelta si intreccia col dramma, di uomini erranti non per loro volontà.

Marcinelle, ieri come oggi, ci ricorda che la vita è patrimonio inestimabile, che il diritto è assunto dell’essere. Non lasciare che quest’essere si perda nell’oblio è compito delle Istituzioni. Sollecitiamole, pertanto, a farlo.

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