''Rinascita-Scott'', la Cassazione: Giancarlo Pittelli resta in carcere

''Rinascita-Scott'' Giancarlo Pittelli

Rimane in cella Giancarlo Pittelli, il penalista catanzarese ed ex coordinatore regionale di Forza Italia poi passato a Fratelli d’Italia, finito al centro della maxi inchiesta di novembre scorso denominata “Rinascita Scott” della Dda di Catanzaro.

 

A stabilirlo è la Corte di Cassazione alla quale si erano rivolti i legali di Pittelli. La Corte, stando a quanto si è appreso, ha qualificato l'imputazione principale in concorso esterno in associazione mafiosa rispetto all'accusa di associazione mafiosa contestata nell'ordinanza di custodia cautelare. Ma già nelle scorse settimane, i pm catanzaresi, nell'avviso di conclusione indagini, avevano ipotizzato nei confronti dell'ex parlamentare il reato di concorso esterno.
I giudici tuttavia hanno annullato senza rinvio l’ordinanza del Gip e del Tribunale del Riesame relativi ai tre capi d’imputazione di violazione del segreto d’ufficio che Pittelli avrebbe commesso in concorso con l’ex tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli e con l’imprenditore Rocco Delfino. Rimane l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa dell’avvocato. Proprio ieri si è discusso il ricorso proposto dagli avvocati di Pittelli per ottenere l'annullamento della misura cautelare disposta dal Gip del Tribunale di Catanzaro e poi confermata dal Tribunale della Libertà nei confronti dell’ex di Fi. Da dicembre Giancarlo Pittelli è detenuto nel carcere di Nuoro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo la procura di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri che ha istruito l'indagine l’ex parlamentare sarebbe stato il punto di raccordo tra gli interessi delle cosche vibonesi e gli organi istituzionali.
In certi casi l’ex coordinatore regionale sarebbe riuscito anche a carpire informazioni sensibili circa le indagini ancora in corso e coperti da segreto istruttorio che riguardavano il boss di ‘ndrangheta Luigi Mancuso. Nonché aggiustare alcuni processi, come sostenuto dal pentito Vincenzo Marino

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