Capra e Cavoli

L’onorevole Vittorio Sgarbi portato fuori dall’Aula di Montecitorio dai commessi

È un’immagine evocativa, di un simbolismo raro da cogliere, di una portata emotiva impagabile. L’onorevole Vittorio Sgarbi portato fuori dall’Aula di Montecitorio dai commessi che lo caricano afferrandolo da mani e piedi, unico modo per espellerlo su disposizione della Presidente di turno Mara Carfagna.

Il corpo del critico, in resistenza passiva, che viene trascinato, mentre tutto l’emiciclo osserva attonito e indignato l’epilogo di quella bagarre, la più indecente, la più delegittimante potesse verificarsi.

È stata una giornata funesta quella di ieri alla Camera, dove era in atto la votazione del dl Giustizia: alle battute finali, Sgarbi ha preso la parola alludendo alle vicende che hanno coinvolto la magistratura e richiedendo l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle presunte ingerenze di questa nella politica; una Tangentopoli istituzionale ribattezzata “Palamaropoli”; parole provocatorie e quanto mai inaccettabili, dal momento che egli abbia accostato l’Anm e conseguentemente la magistratura a “un’associazione di stampo mafioso”, riprendendo una dichiarazione resa dall’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel lontano 2008. Non si è quindi fatta attendere la reazione dei parlamentari all’intervento controverso del critico, in primis della deputata Giusi Bartolozzi, magistrato, eletto nelle fila di Forza Italia, proprio come Sgarbi (ora al Gruppo misto).

Questa ha espresso il proprio sgomento per la generalizzazione operata e per il discredito all’organo giudiziario, comparato alla becera criminalità, scatenando le intemperanze del sindaco di Sutri, il quale ha alzato particolarmente i toni, secondo il suo stile.

 

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