"Fate Presto"

Le incredibili performance di Cotticelli, Zuccatelli e Spirlì, perfino in versione Crozza,

Era il titolo a tutta pagina gridato dal quotidiano Il Mattino di Napoli, mercoledì 26 novembre 1980 a tre giorni dal tragico terremoto dell’Irpinia, che provocò 3000 morti e l’ira indignata del Presidente della Repubblica Pertini.

Sono passati 40 anni da quei drammatici eventi e oggi il Paese vive con preoccupazione una condizione difficile ed estremamente complessa, dal punto di vista sanitario e sociale.

In questo contesto, ancora una volta, si distingue la situazione della Calabria. Ormai una nave nella tempesta. Senza nocchiero e senza punti di riferimento. In balia del suo fragile tessuto sociale ed economico, della sua claudicante architettura istituzionale, della sua maldestra e arruffona classe dirigente, della peggiore e opportunista compagine politica, della più famelica e spietata organizzazione criminale. La Calabria della fine di questo anno bisestile sta vivendo la stagione più difficile della sua storia recente e, mai come in queste ore, la sua immagine agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale è scivolata così in basso e ha toccato livelli di negatività inauditi, trovando terreno fertile nei mass media, che hanno risolto problemi di audience attraverso i truculenti servizi sulla sanità calabrese. Le incredibili performance di Cotticelli, Zuccatelli e Spirlì, perfino in versione Crozza, stanno facendo più danni dello stesso Coronavirus. Anche se l’eccentrico Nino Spirlì si è trovato maledettamente a dover interpretare un ruolo per lui totalmente inadatto e gravido di responsabilità mostruose. Malgrado il suo patetico tentativo di mascherarsi tra scialli avvolgenti, sciarpe tricolori, anelli, amuleti e collanine esorcistiche. E anche se, nell’attuale congiuntura istituzionale, la sua attività e quella della Giunta regionale dovrebbe limitarsi all’ordinaria amministrazione. Mentre fuori dalla Cittadella la situazione è esplosiva, paurosamente eccezionale e straordinaria.

Di chi la responsabilità, allora, di questo stato di cose in Calabria se non della politica?


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